venerdì 9 gennaio 2015

LO SPREAD DELL'UOMO DURANTE LA CRISI ECONOMICA


Una provocazione per i nostri uomini, che spesso approcciano il mondo del lavoro diversamente da noi donne. Per lo meno...della maggior parte di noi donne.
Forse basterebbe non prendersela troppo per il lavoro e pensare che le soddisfazioni della vita si possono trovare anche da un'altra parte.
Lo spread dell'uomo durante la crisi economica secondo Marzia, del Blog Quellocheunadonnadice.

"Se c'è una cosa che manda in crisi un uomo tanto quanto una donna in fase premestruale, è quando lui ha i problemi sul lavoro.

Questa è la dura e cruda realtà della crisi degli anni 2.0.
L'essenza dell'uomo gira tutto intorno ad un concetto di virilità, e il lavoro in quanto nobilita l'uomo, lo definisce all'interno della società.

La storia ci ha insegnato che un maschio è tanto Alfa in base alla posizione lavorativa che occupa. E se questo è stato valido fino a ieri, oggi con la grande crisi economica, gli assetti e i costrutti mentali sono venuti meno.

Per questo si può affermare che la crisi è sempre più unicamente maschile.

Uomini frustati, insoddisfatti e sfiduciati, uomini che non riescono a riconoscersi nelle proprie capacità.


In fondo era cosa nota pensare che il lavoro, fosse quell'unico strumento che potesse farci raggiungere la nostra realizzazione personale, che potesse aiutarci a sentirci liberi, vivi e autonomi. Il lavoro consente a ciascuno di seguire le proprie inclinazioni, di trovare un riscontro sociale e potenziare la propria autostima.

E se di fronte a tutto questo la donna ha saputo ridefinire i propri obiettivi, l'uomo si lascia sopraffare dalla noia e da sentimenti di inutilità, tanto da influenzare la sua vita a 360°.

Infatti, gli effetti tra uomini e donne sono differenziati e diversamente collocati nel processo produttivo. Quell'intero processo che sembra interessare l'intero menagè di coppia.
Già, perché con il maschio sempre più afflitto da titoli, obbligazioni e incognite lavorative, il rendimento sotto le lenzuola sta subendo un duro colpo.

E allora cosa è giusto fare?

Si può essere felici accettando un lavoro al di sotto dei traguardi raggiunti in precedenza?

Certo che sì.

Ciò che è importante fare è riformulare i propri obiettivi da raggiungere e ridefinire il proprio ruolo, perché è proprio questa stigmatizzazione a condurre l'uomo verso la perdita della propria identità.

Ma Cari Uomini, se la crisi non potete cambiarla, e il lavoro non è più lo stesso, essere pigri, annoiati o oscillanti come lo Spread, non vi servirà a niente
Stupitevi, ciò che potete davvero fare è: modificare voi stessi."

Guest Post
di Quellocheunadonnadice




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