giovedì 18 dicembre 2014

QUALI SONO I PRINCIPALI FATTORI CHE CONCORRONO ALLA COMPARSA DELLA DEPRESSIONE POST PARTUM O BABY BLUES?





Quali sono i principali fattori che concorrono alla comparsa della depressione post partum (la cosiddetta baby blues)? 
In che modo si può intervenire per affrontare questo malessere interiore?

La depressione post partum, o baby blues, è una particolare forma di disturbo emotivo che compare dopo tre o quattro giorni aver partorito e che si presenta in forma lieve nel 70% delle mamme, con:
  • cadute dell’umore
  • tristezze improvvise senza motivo
  • stanchezza
  • apatia
  • voglia di piangere

Tuttociò è in parte fisiologico, perché nei giorni successivi al parto le mamme provano una grande stanchezza.
Inoltre spesso le sostanze encefaline ed endorfine, gli estrogeni e il progesterone, che le hanno finora sostenute, diminuiscono drasticamente.

In rare occasioni queste forme depressive si intensificano e si aggravano fino ad arrivare a perdurare anche per un anno intero.
Sicuramente in questi casi le cause che si innescano sono anche di natura psicologica e vanno ricercate nella storia personale della mamma, nella relazione con se stessa e nel suo nuovo ruolo di mamma.

La realtà è che avere un bambino, in particolare il primo, è una grande avventura, ma stanca moltissimo soprattutto nei primi giorni.

Non si è ancora abituate a non dormire e a svegliarsi ad ogni piccolo mormorio del bambino. Il bambino relaziona con noi perché ha dei bisogni e dipende totalmente dalla mamma senza riuscire a comunicare.

Non si è abituate ai pianti disperati per il mal di pancia, incomprensibili a dispetto di tutti i libri letti durante la gravidanza.

Ad aggravare i sensi di colpa della mamma è spesso la società e i mass media, che propongono icone  della donna-madre  come  quella di:
  • una donna che realizza al massimo se stessa in tutte le sfere della sua vita
  • una donna che prova solo felicità alla nascita dei suoi figli
  • una donna che riesce a fare tutto sempre meravigliosamente,  senza cadute di tono o errori, con grandi sicurezze e serenità
Sono cose che le donne dopo aver partorito non provano!

Anzi, spesso le neomamme sono insicure, impaurite delle nuove responsabilità, incapaci all'inizio di capire i segnali che il neonato invia e quindi si sentono inadatte.

Fino a 60 anni fa, le donne che partorivano erano assistite da tutte le donne più vecchie ed esperte della famiglia.
Non venivano mai lasciate da sole. Erano accolte ed accudite questo momento speciale, prima, durante e dopo il parto.

Se andiamo un po’ più in là nel tempo, dopo il parto le neomamme dovevano rimanere protette a letto e tutte le più grandi fatiche spesso venivano lasciate alla nonna o alla zia. 
Unico compito della neomamma era essere serena e allattare

Certo, erano tempi molto diversi, il parto era ancora un momento molto doloroso, delicato e a volte pericoloso. E' anche vero che le donne si stringevano a cerchio a proteggere ed accudire una nuova nascita.

Oggi le donne vengono dimesse in seconda giornata, arrivano a casa e talvolta richiedono loro stesse di essere sole ed autonome.

La realtà è che a volte le insicurezze, se non confortate, si ingigantiscono e terrorizzano.

E se invece a volte stare bene implicasse la capacità di dire qualche no e chiedere aiuto?

Togliersi la maschera ed essere finalmente umana e consapevole dei propri limiti e di quelli degli altri?

Se i sintomi della depressione post partum (o baby blues) non diminuiscono è bene intervenire in modo specialistico per aiutare le mamme a superare il momento difficile.


E' bene non rifiutare di ammettere la stanchezza, di voler piangere e di sentirsi insicure, in modo che chi sta attorno possa sostenere ed accudire , sia la mamma che il bambino.



Dott.ssa Elena Moglio
www.elenamoglio.com














ELENA MOGLIO
Medico Chirurgo psicoterapeuta iscritta all'Albo dei Medici Chirurghi e all'elenco degli psicoterapeuti del medesimo ordine.
Specialista in Ipnosi Clinica, Terapia di Coppia e Mediazione Familiare.
Vive ed opera a Paderno Dugnano in ambito clinico privato.
Negli ultimi anni si è concentrata nella cura della disfunzionalità della coppia coniugale allargandosi alla cura delle relazioni familiari in collaborazione con colleghi neuropsichiatri infantili.


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